sabato 14 novembre 2009

Devi trovare la tua voce


L’attacco iniziale dei violini in "Viva la Vida" dei Coldplay è uno degli elementi del suo successo. Dietro l’ arrangiamento c’è il violinista italiano Davide Rossi, torinese di 39 anni, diplomato al Conservatorio di Milano nel '92, Per il lavoro di scrittura e arrangiamento Rossi ha vinto con la band inglese tre Grammy Awards, gli Oscar della musica. Il pezzo inizialmente era stato scartato ma dopo l’arrangiamento di archi venne ripreso ed è diventato il successo che conosciamo..Per il “signor Rossi” tutto è cominciato nel '94 con la partecipazione ai corsi del mitico Robert Fripp (chi ricorda i King Krimson?) a Londra,. “Ho seguito Fripp praticamente in tutta Europa, - dice Rossi - con lui ho trovato il filo che univa i due mondi musicali, quello classico e quello rock. Lui mi ha insegnato la poliritmia, i tempi scomposti, tutte cose che si ascoltano nei suoi lavori con i King Crimson.
"Devi trovare la tua voce" mi diceva con il suo approccio filosofico alla musica, quasi zen. Alla fine credo di esserci riuscito".

http://www.youtube.com/watch?v=dvgZkm1xWPE

Dialogo Zen

A proposito del post precedente su Davide Rossi e il mitico Robert Fripp c'è una bellissima storiellina Zen che tratta di maestri e allievi, ottusi e svegli…

Due templi zen avevano ciascuno un bambino prediletto tra tutti. Ogni mattina uno di questi bambini andando a comprare verdure, incontrava l’altro per strada. “Dove vai?” domandò il primo. “Vado dove vanno i miei piedi” rispose l’’altro . Questa risposta lasciò confuso il primo bambino che chiese aiuto al suo maestro
“Quando domattina incontrerai quel bambino” gli disse l’insegnante “Fagli la stessa domanda. Lui ti darà la stessa risposta e allora domandagli: Fa’ conto di non avere i piedi: dove vai in quel caso?” “Questo lo sistemerà”. La mattina dopo i bambini si incontrarono di nuovo . “Dove vai” domandò il primo bambino “Vado dove soffia il vento”, rispose l’altro. Anche stavolta il piccolo rimase sconcertato e andò a raccontare al maestro la propria sconfitta . “E tu domandagli dove va se non c’è vento” gli consigliò il maestro. Il giorno dopo i ragazzi si incontrarono per la terza volta
“Dove vai?” domandò il primo bambino . “Vado al mercato a comprare le verdure “ rispose l’altro

Qui sotto il link all'indimenticabile The court of the Crimson King di Robert Fripp
http://www.youtube.com/watch?v=fpr0qoDI-cI

Il terzo suono di Tartini

Quando chiesi ad un mio amico, un po’ poeta, come fare per raggiungere la sua abitazione di campagna, mi disse: "E’ facile, segui la via, ci sono due trulli, il mio non è il primo, ma il terzo”.
Capii che doveva avere il terzo occhio e riusciva a vedere il terzo trullo
Il terzo suono, invece, (i cosiddetti toni risultanti o toni di Tartini) l’ha scoperto Giuseppe Tartini da Pirano, (1692 – 1770) :«Se non sentite il basso» diceva Tartini ai suoi allievi, «le vostre terze o le vostre seste sono imperfette»:
In sostanza si tratta di questo: se, ad esempio, suono la nota La (frequenza di 440 Hz) assieme ad un Mi (660 hz circa) otterrò anche come terzo suono il La all’ottava inferiore, attorno ai 220 hz. (equivalente della differenza tra le frequenze delle due corde 660 – 440 = 220)
In pratica, quando accordiamo il violino e raggiungiamo l'accordo preciso tra due corde sentiamo un suono più pieno e più corposo; è l'effetto del terzo suono che produce un raddoppio all'ottava inferiore della nota più bassa tra le due che stiamo accordando.
Anche se raramente ce ne rendiamo conto, è proprio questa particolarità che ci permette di accordare lo strumento senza misuratori elettronici.
(P.S. Grazie ad Aldeo per la consulenza):
Il violinista sul Trullo...
ehm.. licenza poetica pugliese: nel filmato il grande Isaac Stern esegue la colonna sonora del film Il violinista sul tetto

venerdì 13 novembre 2009

Il violino femmina

Quando il grande Nathan Milnstein vendette al violinista russo Louis Krasner il suo stradivari “Dancla”, disse che : “il mio amore per questo violino non è diminuito . Solo che, dopo aver tarscorso anni con una bionda ardente e sfavillante, giunsi a sentire il bisogno di passare a una più sobria – e forse più tranquilla e più composta, più pacata – brunetta”
Maxim Vengerov che acquistò il suo stradivari Kreutzer nel 1998 per la bella cifra di 947.500 sterline, a proposito della sua relazione con il violino disse: “E’ un matrimonio”
Il Violino è uno strumento pieno di femminilità e, almeno per gli uomini, la metafora sembra inevitabile
Le donne tendono più a considerarlo come una estensione di se stesse ( Anne Sophie Mutter, ma non è la sola, suona tenendo poggiato il suo Stradivari sulla spalla nuda)
Nella foto a lato “Le Violon D’Ingres”, opera del fotografo statunitense Man Emmanuel Rudsitzky in arte Man Ray (Filadelfia, 27 agosto 1890– Parigi, 18 novembre 1976), che ritrae la sua amante/assistente/amica Kiki, cantante di Montparnasse. (La frase "Le violon d'Ingres" era un modo dire "il mio hobby")

lunedì 9 novembre 2009

Lo spirito dei Samurai

I samurai si inchinano dinanzi alle loro spade prima e dopo l’addestramento:
è il riconoscimento della importanza della spada nella loro vita. La consapevolezza che l’uso di un simile strumento costituisce essenzialmente uno sforzo spirituale.
Come i Samurai, prima di prendere il violino, è buona consuetudine fare un cenno di assenso con il capo: serve a ringraziare questo meraviglioso strumento per ciò che porta nella nostra vita. Ci dà piacere, ci mette in contatto con altre persone, ad alcuni di noi permette di avere un lavoro gratificante.
Il cenno del capo ringrazia le mani e le menti invisibili che hanno contribuito a creare il nostro violino. Chi lo ha costruito grazie alle conoscenze ricevute ma anche chi lo ha imballato, spedito, chi ha costruito strade, ponti, mezzi di trasporto senza i quali il nostro violino non sarebbe nelle nostre mani. (ovviamente val la pena non eccedere...altrimenti passiamo la giornata ad inchinarci davanti a tutti gli oggetti dell'universo..)

sabato 7 novembre 2009

Il violino a pezzi


Prima o poi dovevo cedere alla tentazione di elencare le parti del violino. Lo faccio con questo schema bilingue. Il consiglio è di cliccare sulla foto a lato per ingrandirla e permettere la lettura anche a quelli come me con la vista meno aquilina. Il violino visto da fuori o da dentro è sempre uno spettacolo. Manca una foto dello strumento visto in sezione ma provvedo alla prima occasione.



Arpa ad acqua: intervallo

Intervallo per il Viandante giunto nel nostro diario: riposa lo spirito e le membra sotto questa arpa ad acqua: "animazione musicale al computer, semplicemente, elettronicamente poetica".
Non si può rubare la luna:
"Ryokan, un maestro Zen, viveva nella più assoluta semplicità in una piccola capanna ai piedi di una montagna. Una sera un ladro entrò e fece la scoperta che non c'era alcunchè da rubare.
Ryokan tornò e lo sorprese. "Forse hai fatto un bel pezzo di strada per venirmi a trovare" disse al ladro " e non devi andartene a mani vuote. Fammi la cortesia , accetta i miei vestiti in regalo". Il ladro rimase sbalordito. Prese i vestiti e se la svignò.
Ryokan si sedette, nudo, a contemplarte la luna. "Pover'uomo", pensò "avrei voluto potergli dare questa bella luna"
(Storiella Zen bellissima d'estate, meno bella d'inverno....)

Il principe Kevenhuller e la sua copia

Dopo il suo debutto a New York nel 1927 , il tredicenne Yehudi Menhuin “il più grande bambino prodigio” del secolo scorso, divenne il beniamino di Paperon de Paperoni Henry Goldman , banchiere il cui nome è tutto un programma. Goldman in gioventù era stato venditore di violini (per lo più copie di Stradivari) . Questa volta si offrì di regalare al giovane Menhuin uno Stradivari vero e Menhuin scelse il cosiddetto principe di Kevenhuller : un violino costruito da Stradivari nel 1733 quando il liutaio aveva quasi 90 anni: uno strumento “ampio e dalle forme arrotondate verniciato di un colore rosso intenso, fiammeggiante. Alle sue grandi proporzioni corrispondeva un suono ampio, forte, docile”. “L’ideale – disse in seguito Menhuin - per l’approccio romantico della mia gioventù”. Il Kevenhuller venne pagato 60.000 euro (580 mila euro attuali) che zio Henry Goldman pagò senza batter ciglio assicurandosi un posto in prima fila ad ogni esecuzione di Menhuin.
Il Kevenhuller era stato il violino di Joseph Bohm uno dei più celebri violinisti ungheresi che nel 1820 risollevò le sorti dei quartetti di Beethoven dopo il fiasco iniziale
Con il Kevenhuller, Menhuin tenne a Berlino nel 1929 il famoso concerto al termine del quale Albert Einstein ringraziò Menhuin con queste parole “ Ora so che c’è un Dio in cielo”
Sempre con il Kevenhuller , Menhuin registrò nel 1932 il concerto di Elgar. Una registrazione eccezionale rimasta in catalogo dal giorno in cui è stata messa in commercio.
Nel 1936 un liutaio francese Emile Francais realizzò e regalò al violinista una copia perfetta del Kevenhuller dopo aver smontato pezzo per pezzo lo stradivari misurandone ogni dettaglio, e aver passato ben 18 strati di vernice ognuno dei quali lasciato due giorni ad asciugare
Menhuin a 19 anni suonò questo sosia del Kevenhuller e disse che “possedeva tutte le qualità del suo Stradivari, fatta eccezione per quella maturità che arriva col tempo”. Menhuin suonò il Kevenhuller sosia anche in concerto e… pare che il pubblico non abbia mai notato la differenza”.

martedì 3 novembre 2009

101 storielle Zen: nelle mani del destino

Nobunanga, un grande guerriero giapponese decise di attaccare il nemico sebbene il suo esercito fosse soltanto un decimo di quello avversario. Lui sapeva che avrebbe vinto, ma i suoi soldati erano dubbiosi.
Durante la marcia si fermò a un tempio scintoista e disse ai suoi uomini: “ Dopo aver visitato il tempio lancerò una moneta. Se viene testa vinceremo, se viene croce perderemo. Siamo nelle mani del destino”.
Nobunaga entrò nel tempio e pregò in silenzio. Uscì e gettò una moneta. Venne testa. I suoi soldati erano così impazienti di battersi che vinsero la battaglia senza difficoltà.
“Nessuno può cambiare il destino” disse a Nobunaga il suo aiutante dopo la battaglia
“No davvero” rispose Nobunaga, mostrandogli una moneta che aveva testa su tutte e due le facce.

Il ponticello lottatore di Sumo

Il ponticello del violino? Somiglia ad un lottatore di Sumo stilizzato. Gli intarsi e la sua forma disegnano quasi una figura umana appollaiata, con le mani che toccano le ginocchia e la testa incassata sulle spalle.
Ma la forma del ponticello non è frutto di un capriccio estetico. Il ponticello è “fatto così” perché riesce a svolgere al meglio il compito fondamentale di trasmettere , alla tavola armonica, la energia sonora liberata dalle corde.
Se fosse un pezzo di acero senza fori e con spessore uniforme i segnali acustici sarebbero riflessi prevalentemente verso la tastiera e non metterebbero in vibrazione nel modo migliore la cassa .
Parlando in termini di fisica acustica: Un ponticello deve avere nella parte superiore una impedenza* uguale a quella delle corde (che hanno una impedenza bassa) mentre alla base del ponticello l’impedenza* deve essere uguale a quella della tavola armonica (che ha una impedenza Alta).
*( Impedenza = la resistenza che il materiale oppone al flusso della energia acustica)

Impedenza 2: Ogni tanto si cede alla tentazione di fingersi più eruditi di quello che si è.

domenica 1 novembre 2009

La tazza da té

Ikkyu, il maestro Zen, era molto intelligente anche da bambino. Il suo insegnante aveva una preziosa tazza da tè , un oggetto antico e raro. Sfortunatamente Ikkyu ruppe questa tazza e ne fu molto imbarazzato. Sentendo i passi dell’insegnante, nascose i cocci della tazza dietro la schiena. Quando comparve il maestro, Ikku gli domandò: “Perché la gente deve morire?
“Questo è naturale”
spiegò il vecchio. “Ogni cosa deve morire e deve vivere per il tempo che le è destinato”
Ikkyu, mostrando la tazza rotta, disse: “Per la tua tazza era venuto il tempo di morire”.
* * *
I racconti Zen sono spesso illuminanti e oggi 1° novembre “ricorrenza dei defunti” mi è tornata in mente questa splendida “tazza da tè”, storiella che, lo confesso, ha sempre lasciato la curiosità di conoscere la reazione “intrisa di saggezza” del maestro.
Ho provato a sostituire la tazza di tè con un violino Stradivari del 1727 pagato qualche milione di euro e più adatto ai nostri parametri: “ma porca miseria p..tt.na, che c..zz hai fatto, devi morire ba..strd di un moccioso , ti mando ai lavori forzati tu e la tua filosofia del c.zzZen!!!!! (mi dicono che l' episodio della tazza da tè abbia dato origine a questo Sutra del Loto, le parole mettetele voi)

sabato 31 ottobre 2009

Il Dialogo muto

In un tempio nelle regioni settentrionali del Giappone vivevano due confratelli monaci. Il più anziano era istruito, ma il più giovane era sciocco e aveva un occhio solo
Arrivò un monaco girovago e chiese alloggio, invitandoli, secondo la consuetudine, ad un dibattito sulla sublime dottrina del Buddha
Il fratello più anziano era stanco e chiese al più giovane di sostituirlo:“Vai tu e chiedigli il dialogo muto
Il monaco giovane e il forestiero andarono a sedersi nel tempio ma poco dopo il viaggiatore venne a cercare il fratello più anziano e gli disse:
“Il tuo giovane fratello è un tipo straordinario. Mi ha battuto!”
Un po’ meravigliato il fratello anziano chiese :“Riferiscimi il dialogo”.
“Bè”,
spiegò il viaggiatore, “per prima cosa io ho alzato un dito, che rappresentava Buddha, l’Illuminato. Ma lui ha alzato due dita, per dire Buddha e il suo insegnamento. Io ho alzato tre dita per rappresentare Buddha, il suo insegnamento e i suoi seguaci, che vivono la vita armoniosa.
Allora lui mi ha scosso il pugno chiuso davanti la faccia, per mostrarmi che tutti e tre derivano da una sola realizzazione. Sicché ha vinto lui e io non ho diritto di fermarmi. "

Detto questo il girovago se ne andò

In quel momento arrivò correndo il fratello più giovane che chiese “Dov’è quel tale ?”
“Ho saputo che hai vinto il dibattito”
disse il fratello più grande
Io non ho vinto un bel niente. Voglio solo picchiare quell’individuo”
“Raccontami la vostra discussione
“ disse il fratello più anziano
“Accidenti, non appena mi ha visto, lui ha alzato il dito, insultandomi con l’allusione che ho un occhio solo.
Dal momento che era un forestiero ho pensato che dovevo essere cortese con lui e ho alzato due dita, congratulandomi che avesse due occhi.
Poi quel miserabile villano ha alzato tre dita per dire che tra tutti e due avevamo soltanto tre occhi.
Allora ho perso la tramontana e sono balzato in piedi per dargli un pugno, ma lui è scappato via e così è finita”.

giovedì 29 ottobre 2009

Lezioni sul "nuovo approccio" di Katò Havas

Monica Cuneo tiene una serie di Incontri - lezioni per violinisti e violisti sul “Nuovo Approccio” di Katò Havas a Cause e rimedi delle lesioni fisice e della paura del pubblico
Gli incontri si svolgeranno a Milano in via Marchesi de Taddei n.10 (zona De Angeli MM1 De Angeli-Wagner/Bus 67/Filobus 90-91).

1° incontro: sabato 7 novembre 2009, dalle 14,00 alle 18,00
Introduzione al “Nuovo approccio” , gli aspetti fisici , mentali e sociali
per prevenire ed eliminare danni fisici e paura del pubblico derivanti dal suonare
2° incontro: domenica 8 novembre 2009, dalle 11,00 alle 16,00:
L’impulso ritmico, gli equilibri fondamentali; la “non” tenuta del violino/viola e dell’arco
3° incontro: sabato 14 novembre 2009, dalle 14,00 alle 18,00
La mano sinistra, la mano “che dona”
4° incontro: domenica 15 novembre 2009, dalle 11,00 alle 16,00
Il braccio destro, il “non” passaggio di corda ; La coordinazione finale
Gli incontri sono aperti a violinisti e violisti di ogni livello, stile ed età; saranno tenuti da Monica Cuneo, violista, specializzatasi con Kató Havas nella didattica del Nuovo approccio, traduttrice dei suoi libri. Per altre informazioni, vistare www.monicacuneo.com/seminario, tel.347 4251857
Porta il tuo strumento
E' consigliata la lettura di: La paura del pubblico, Un nuovo approccio al violino, Il corso di dodici lezioni e la visione dei video su www.youtube.com/KatoHavas ( tutti i filmati sono disponibili con i sottotitoli in italiano)

mercoledì 28 ottobre 2009

Zen ad uso degli studenti di violino

“Maestro se mi applico diligentemente, quanto tempo mi ci vorrà per imparare la somma arte del violino?”
- “Dieci anni forse”
“E se lavorerò particolarmente sodo? Allora quanto tempo mi ci vorrà?”
- “Probabilmente trent’anni”
“Sono disposto a sopportare qualunque avversità e a sostenere qualsiasi sacrificio. Voglio semplicemente imparare quest’arte nel più breve tempo possibile!”
- “In tal caso - rispose il maestro - probabilmente ci vorranno settant’anni”

martedì 27 ottobre 2009

Glassharmonica: suoni di vetro

Bellissimo questo pezzo di Mozart per Glassharmonica & quartet ( Rondo K617): alla glassharmonica c’è Thomas Bloch che ha ripreso questo strumento dimenticato, composto da coppe di vetro che vengono sfregate con le dita. .
Lo strumento nasce nella cultura popolare tirolese ma venne utilizzato anche da Mozart, Beethoven, Johann Adolph Hasse, David August von Apell , Carl Philipp Emmanuel Bach, Donizetti (la scena della pazzia della Lucia di Lammermoor e la cavatina di Elisabetta "Par che dica ancora" da Il castello di Kenilworth),



Sempre in tema di vetri sonori c'è Gianfranco Grisi un appassionato di enogastronomia e mandolinista del quartetto "Neuma" che ha brevettato il cristallarmonio, formato da bicchieri di cristallo variamente riempiti d'acqua
http://www.gianfrancogrisi.com/

sabato 24 ottobre 2009

Il violino di Marie Hall ( 1884 – 1956)

L’inglese Marie Hall è stata la prima grande violinista del XX secolo e la sua storia sembra uscita da un romanzo di Dickens . Nata in una famiglia povera ma amante della musica (il padre suonava l’arpa), a nove anni diede il suo primo concerto a Newcastle ma il padre rifiutò la proposta di un uomo di affari che voleva far studiare la ragazza. A causa delle precarie condizioni economiche Marie Hall dovette rinunciare anche ad altre opportunità riducendosi a suonare per strada con il padre, fino a quando, a 14 anni, l’incontro con un ricco compositore Philip Napier Miles cambiò in modo definitivo la sua vita. L’uomo offrì al padre un “aiuto” di una sterlina alla settimana e portò Marie Hall a Londra dove studiò per 3 anni e conobbe Kubelik, giovane allievo del grande Otokar Sevcik. Kubelik convinse Marie Hall a seguirlo a Praga dove divenne allieva prediletta di Sevcik e suonò davanti a Dvorak. Il suo primo concerto a Praga fu un trionfo, così come quello successivo nel 1903 alla St James hall di Londra. Il successo enorme e i guadagni delle esibizioni le permisero di acquistare lo Stradivari del 1709 che era stato il violino di Viotti (pagato 1600 sterline, l’equivalente di 145.000 euro) strumento che da allora prese il suo nome.
Per lei Ralph Vaughan William scrisse The Lake Ascending uno dei pezzi più belli di musica classica del xx secolo . Qui inserisco una rara registrazione di Marie Hall che suona il perpetuum mobile op 34 ( di Franz Ries) . Il suono è molto sporco ma traspare la eccezionale forza e bravura di questa violinista.


Francobolli a ritmo rock

Dopo il successone dei francobolli celebrativi dedicati ai Beatles nel 2007, la Royal Mail, (Poste britanniche) , metterà in commercio, a partire dal 7 gennaio 2010 un set di 10 nuovi francobolli che raffigurano copertine di album che hanno fatto la storia del rock.
La Royal Mail ha messo insieme le liste esistenti su “le migliori copertine di dischi di tutti i tempi" e la scelta è stata affidata ad un gruppo di esperti (grafici , disegnatori e direttori di giornali musicali)
Se il progetto funziona seguiranno altri francobolli ma già fa rumore il fatto che non sia satta inclusa nei primi 10 la bellssima copertina dell’album dei Beatles Sgt Pepper Lonely’s Heart Club Band
La prima “sfornata” include : The Division Bell dei Pink Floyd, Parklife dei Blur, London Calling dei Clash, Led Zeppelin IV, Power, Corruption & Lies dei New Order, Screamadelica dei Primal Scream, Let It Bleed dei Rolling Stones, A Rush Of Blood To The Head dei Coldplay, Tubular Bells di Mike Oldfield e The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars di David Bowie.
Qui il collegamento al sito del Sole 24 ore che presenta le dieci copertine
http://www.multimedia.ilsole24ore.com/fotogallery/a22b1cea-bdab-11de-b058-134702f6b78b/a22b1cea-bdab-11de-b058-134702f6b78b.shtml

venerdì 23 ottobre 2009

Violino zigano: La mano che dona

La posizione della “mano che dona" è tipica dei violinisti zigani e Katò Havas (cerca l’argomento "violinisti senza paura" nel blog!) ne dice sempre un gran bene, per un motivo fondamentale:
di solito noi principianti tendiamo a stringere le dita attorno alla tastiera e sulle corde alla ricerca della nota giusta,
ma, se è vero, come è vero, che “il suono è fatto di movimento e aria”, la presa rigida della punta del dito sulla corda chiude l’aria tra la corda e la tastiera, impedisce che il suono si sviluppi e finisce per tagliare gli “armonici” che lo rendono ricco.
La posizione della mano che dona invece, impedisce alle dita di premere con rigidità sulle corde e sposta il movimento fondamentale dalla punta delle dita alle articolazioni alla base della mano
Ne deriva una sensazione di scioltezza ma anche, stranamente, una maggiore capacità di intonazione ( o almeno questo è capitato a me) a cui si aggiunge un suono decisamente migliore. Ovviamente ognuno trova la sua "via" per suonare il violino e non ci sono ricette univoche.

giovedì 22 ottobre 2009

Che faccia da Bach

Un gruppo di ricercatori tedeschi ha ricostruito al computer le fattezze del volto di Johann Sebastian Bach .
Dopo una scansione laser del cranio – dice Caroline Wilkinson, del Centro di medicina legale e arte, di Berlino - utilizzando uno specifico software è stata ricreata la muscolatura e la pelle. La valutazione della struttura ossea, ha permesso di determinare, con una buona approssimazione, la morfologia del viso .
Il gruppo di studiosi ha anche utilizzato un ritratto di Bach, per conferire all'opera alcune caratteristiche, come l'incarnato e le palpebre gonfie.Il risultato del lavoro sarà esposto al museo Bachhau, nella città natale del compositore e nel Museo Norvegese di Bach Alà conosciuto in tutto il mondo per le celebri facce associate al nome della città
La notizia è tratta dal sito
Resta il dubbio: a cosa servirà mai questo sforzo scientifico?

mercoledì 21 ottobre 2009

Io, Don Giovanni


Ancora musica e personaggi legati alla musica classica al festival di Roma con “Io don Giovanni” di Carlosa Saura (nei cinema a partire dal 23 ottobre)
Le musiche di Mozart, ma anche di Vivaldi e soci, fanno da colonna sonora a questo film sulla vita di Lorenzo da Ponte, “ebreo diventato prete, massone e avventuriero, educato da Casanova , fuggito da Venezia e finito a Vienna, a collaborare con Mozart
Da Ponte è stato Librettista di alcuni capolavori di Wolfy, ; "Così fan tutte", "Le nozze di Figaro", e soprattutto il "Don Giovanni" in cui, vita reale e immaginazione, seduzione e palcoscenico si sono mescolati indissolubilmente.
Il “provino” che inserisco da Youtube non ha nè lo smalto, nè la forza di seduzione dell’anteprima di “Le concert” di Radu Mihaileanu (vedi post precedente). A naso non dovrebbe essere un “capolavoro” ma un bello spettacolo (ambientazione, costumi, scenografie ecc) da vedere rigorosamente sul grande schermo.